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Cento foto, nessuna storia

Figura con giacca gialla e zaino, ferma sulla cresta d'erba a picco sull'Atlantico. È il tema del viaggio in un fotogramma: verde e oceano, niente altro. Verticale.

Torni da un viaggio con ottocento scatti.

Li apri sul computer una sera, con calma.

Ce ne sono di belle. Qualcuna è davvero buona.


Ma messe una dietro l'altra non dicono molto.

Sembrano le foto di otto persone diverse.



Il filo che non sapevo di seguire


Alle Faroe non pioveva. Il cielo stava basso e fermo, il vento arrivava dal mare e ti passava attraverso la giacca senza fretta.


Eravamo lì con un gruppo BluPuffin. Uno di loro, quella mattina, si è staccato e ha camminato fino alla punta della cresta, con la giacca gialla e lo zaino ancora chiuso. Non ha alzato la macchina. È rimasto lì a guardare l'oceano.


L'ho fotografato di spalle.

Nessun piano. Nessuna idea in testa. Solo una scena che mi ha fermato.


Il tema è arrivato molto dopo, a casa, con le foto in fila sullo schermo.


Verde e oceano.

Non l'avevo deciso io. C'era già.


Specchio d'acqua fermo: il verde vive sotto il pelo dell'acqua, un raggio di luce lo attraversa. Serve qui perché dimostra che il tema non vive solo nei panorami — sopravvive anche a terra, in venti centimetri d'acqua.

Un tema non restringe. Scava


Il verde e l'oceano me li sono ritrovati dove non li avevo cercati.


In una pozza immobile, dove il verde non era sull'erba ma sotto la superficie, e il sole ci è passato dentro per tre secondi.


In una chiesa minuscola in fondo a un prato ormai secco dove l'unico verde rimasto era il tetto, dipinto da qualcuno un secolo fa.


E poi in una spiaggia dove del verde restava solo un bordo, ai lati, come una cornice.

Le foto non sono più belle di quelle che scarterò. Ma stanno insieme.


E quando le foto stanno insieme, smetti di avere un archivio e cominci ad avere uno sguardo.


Chiesa dal tetto verde sul filo dell'oceano, erba secca davanti, falesia nella foschia dietro. Sta qui perché è il punto in cui il tema smette di essere descrittivo e diventa uno sguardo: il verde non è più il paesaggio, è una scelta umana. Verticale.

L’esercizio di questa settimana


Non ti chiedo di scegliere un tema.

Ti chiedo di trovare quello che hai già.


Apri le ultime cento foto che hai fatto. Guardale in fila, veloce, senza fermarti a giudicarle.

Cerca la cosa che torna. Un colore. Una distanza. Una luce. Le persone di spalle. Le linee che vanno via.

Poi scrivila in due parole su un foglio.


Quelle due parole sono già tue. Le usavi senza saperlo, cosa succede se adesso le sai?



Dove lo proviamo questa settimana?


In Val di Fassa a luglio siamo tutti sugli stessi sentieri, alla stessa ora, davanti alle stesse pareti. Le foto si somigliano perché il posto è lo stesso ma il filo, no.

Esci con le tue due parole in tasca invece che con un obiettivo in più.


Non serve la montagna. Funziona in una spiaggia affollata, su un balcone di città, nel parcheggio del supermercato alle sette di sera.


Il tema non è nel posto. Va solo scoperto.


Il tema ridotto all'osso: due lembi di verde ai lati, l'oceano che prende tutto il resto, i faraglioni nella foschia. Chiude perché è la stessa idea dell'apertura, tolto tutto quello che non serviva.


Mandami le tue due parole. Sono curioso di sapere cosa ci trovi.


Scattiamo insieme. 


Carlo

BluPuffin


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