Una mano che fotografa
- Carlo Trolese

- 19 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Cracovia, una sera di primavera.
Alzo lo sguardo e vedo decine di mani in aria.
Telefoni, tutti puntati verso la stessa torre.
Per un attimo ho pensato: che senso ha, un'altra foto identica a mille altre?
Poi ho capito che mi stavo facendo la domanda sbagliata.
Prima viene il piacere
C'è un ordine nelle cose, quando impari a fotografare. E quasi tutti lo invertono.
Si parte cercando la competenza: la regola giusta, l'impostazione giusta, l'attrezzatura giusta. Si rimanda il piacere a quando si sarà bravi abbastanza.
È esattamente al contrario.
Quelle persone con il telefono in mano, a Cracovia, non stavano sbagliando niente. Stavano facendo la cosa più importante di tutte: guardavano qualcosa e volevano tenerlo. Il piacere di fermare un momento viene prima di ogni tecnica ed è il motore che ti fa tornare fuori domani, e il giorno dopo.
La bravura arriva dopo.
Arriva proprio perché sei uscito tante volte spinto solo dal piacere.

Fermarsi è già fotografare
Guarda quella bambina. Non ha una macchina fotografica. Ha qualcosa di più raro: si è fermata mentre tutti gli altri passavano.
Fotografare comincia prima di premere un pulsante. Comincia nel momento in cui qualcosa ti chiama, un riflesso sull'acqua, una luce su un muro, un piccione che si posa e tu decidi di dargli attenzione invece di tirare dritto.
Quella mattina a Varsavia sono uscito a far due passi con mia figlia. D’un tratto l’ho vista li ferma davanti a un lago, con il suo zaino giallo, lo sguardo verso il palazzo sull'altra riva. Immobile. Guardava. E quel guardare era già metà del lavoro.
La macchina, lo smartphone, l'obiettivo vengono dopo. Servono a tenere quello che lo sguardo ha già scelto.

L’esercizio di questa settimana
Esci senza l'obiettivo di fare belle foto.
Cammina dove cammini di solito, e fermati ogni volta che qualcosa ti trattiene lo sguardo, anche per un secondo.
Solo quando ti sei fermato, alza il telefono o la macchina e scatta.
Non importa se la foto è bella.
Quante volte ti sei fermato davvero, in una sola passeggiata?
Dove lo proviamo questa settimana?
In Val di Fassa adesso i prati sono pieni di fioriture, e i sentieri di gente che li attraversa senza guardarli. È il posto perfetto per provare: rallenta, lascia che qualcosa ti fermi.
Ma funziona ovunque, in una piazza di città, nel parco dietro casa, sulla strada del lavoro.
Il luogo non conta. Conta che tu ti fermi prima di scattare.

La prossima volta che esci, prova a guardare prima di alzare la macchina.
Scattiamo insieme.
Carlo
BluPuffin
Una mano che fotografa
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